Una
canzone che incidemmo nel 1988 su Reds. Fu il frutto di
una collaborazione per noi decisiva, perché ci spinse verso
nuove direzioni: quella con Ambrogio Sparagna.
Abbiamo
adattato quel testo allora scritto e cantato in inglese ad un
testo oggi in italiano.
Oggi più
di allora possiamo cantare che COSMOPOLI È IL FUTURO!
I nostri
padri hanno conosciuto la peggiore delle violenze: lo
sradicamento. L’essere strappati dalla propria terra e dalle
proprie radici è da sempre la prerogativa per poi essere
umiliati, alienati, sfruttati, resi schiavi.
I nostri
padri furono scambiati come carne da macello per la
“Ricostruzione”. Furono presi per fame e costretti dal bisogno
ad emigrare.
Eppure
riuscirono a trasformare la pietra, il ferro in pane.
La stessa
storia oggi si ripete e va contromano. Sono gli altri quelli che
oggi emigrano, costretti dalla fame, dalla guerra e dalla
povertà, a venire qui nelle “sicure città d’occidente”.
Cogliere
l’occasione significa che nell’incontro con l’Altro noi possiamo
ritrovare noi stessi, le nostre radici.
Possiamo
fare in modo che la stessa storia che è toccata ai nostri padri
non si ripeta, che non sia più come prima. Noi abbiamo altri
doveri rispetto a quelli dei padri, altrimenti nessun futuro ci
sarà concesso.
Noi
possiamo fare in modo che il dolore si trasformi in speranza.
Che dal dolore rinasca l’antico “sogno di una cosa”. “Cosa” che
oggi prende un nuovo nome: COSMOPOLI!
Che la
nostra terra significhi per tutti i migranti ospitalità, pari
opportunità, emancipazione, dignità, condivisione di un sogno
antico. Antico come il cuore della terra. Dove risiede il
futuro.
Dall’incontro con l’Altro nascerà l’uomo nuovo. Perché il
“diverso”, l’Altro, non è minaccia, ma frammento alla ricerca
del tutto. Esso mi provoca, svela i limiti del mio frammento,
suggerisce possibili coincidenze, dimostra la necessità di
sentirsi relativi. E dalla relazione nuova rinasce la nuova
cultura, un nuovo immaginario e una nuova unità da e per
condividere nuovamente