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Gang "Controverso"

WEA, 2000

 

I ragazzi sono tornati ed hanno impiegato una potenza di fuoco impressionante per ricordare, a chi si fosse dimenticato di loro, che il combat-rock/folk, non è uno slogan da barricaderi fuori tempo massimo, ma una rivendicazione forte e decisa del proprio ruolo nella musica italiana. Musica che molto spesso si lascia fuorviare dal bisogno di vendere "il prodotto", qualunque sia la bontà della proposta. Già nel titolo ci si sente in confidenza con il discorso che, da sempre, la band dei fratelli Severini ha inteso condividere con chiunque abbia voglia di suoni e desideri non mummificati. Discorso che si trasforma in un agone in cui bisogna prendere una posizione e battersi. Battersi contro gli ipocriti, i miti un tanto al chilo, la politica senza cultura, la globalizzazione, l’intolleranza, il razzismo, la povertà, l’emarginazione. Battersi per guadagnarsi la dignità di porre lo sguardo verso la speranza, la ragione, la tolleranza, le solidarietà, la giustizia, la libertà, la tenerezza. Qualcuno dirà che sono concetti vecchi, abusati, scontati, superati (?). Sara forse vero (per qualcuno che ci marcia…) ma piuttosto che il silenzio, facciamo in modo che "gli angeli possano cantare" e le chitarre gridare con tutta la veemenza che trasuda dalle canzoni dell’album. Echi di U2, Clash e Pearl Jam (oltre che innumerevoli suggestioni letterarie di cui é felice vittima Marino) hanno contaminato la scrittura musicale di Marino e Sandro, tanto che non è difficile pensare che dal vivo le canzoni decolleranno nella loro potenza sonora, trascinando gli spettatori nel climax più adeguato per apprezzare questo lavoro.

Danza nella luce è un’esplosione di suoni, un grido rock profondo e possente, un’icona di riverberi chitarristici (dei quali Sandro è maestro) che invitano a prendere coscienza di se stessi, delle proprie possibilità, della scelta del campo in cui stare. Qui inizia dove finiscono gli accordi del brano precedente e le chitarre, in grande evidenza, sono supportate da una ritmica potente e ben rodata. Il tempo è quello del viaggio, gli echi si esprimono nella dimensione della ricerca delle radici. Un viaggio e poi un altro ancora, forse gli U2 di Joshua Three a soffiare sul collo. Lavami nel sangue dei miei nemici è forse il "manifesto" nascosto dell’album. Il suono è torrido e senza tregua, apocalittico. C’è il bisogno di trovare un senso alla vita, la necessità di trovare le ragioni per evitare la distruzione del cosmo. Tutto quello che facciamo, pare di capire, ci porterà all’apocalisse perché intriso di sterile e diabolico individualismo, di Io che non sa trasformarsi in Noi. E’ sogno, visione, desiderio, spavento. Ma anche speranza che un giorno il segno della distruzione scompaia dai recessi più segreti del suo cuore… Arriva un momento di tregua. Se mi guardi, vedi è l’invito a vedere con gli occhi del cuore. Talvolta è necessario lasciare da parte la razionalità per sapere cogliere le verità nascoste nell’emozione. Forse i Santi ed i mistici sono coloro che hanno sempre visto prima, oltre, meglio, tutto…E’ una delle ballate che ci aspettiamo che Gang propongano nei loro dischi…Arriva un intro alla Tom Petty e comprendiamo subito che in Quando gli angeli cantano c’è un combattimento in corso ma siamo ottimisti perché "l’inverno è lontano e la strada è un arcobaleno". La metafora è quella della libertà, che però è tutta da conquistare. Atmosfera folk-rock con qualche richiamo Byrds che non guasta. L’amore irrompe da Io e te, con un testo forse un po’ debole ma sorretto da un muro di suono fragoroso, deciso e finale con intenso feedback chitarristico.

Armonica, chitarra con accordatura aperta e parole tenui per Vorrei, canzone d’amore non leziosa ma piena di colori, di desideri, di speranza. Speranza di "dare l’assalto al cielo" con il coraggio e l’incoscienza dell’amore; per una lei, per tutti gli altri. Il suono è prettamente rock, marchiato con il fuoco della rabbia, come rabbiose erano le parole di Pasolini al quale, crediamo, è dedicata Non è di Maggio che si richiama all’eretico Le ceneri di Gramsci, in cui le chitarre sono sugli scudi fino alla fine del brano sul quale si innesta immediatamente una chitarra acustica che introduce la voce di Marino che pare ci legga una sorta di lettera scritta ad Andrea Pazienza. E così si srotola Paz, malinconica ballata in ricordo di un artista pieno di lucidità che se ne è andato troppo presto. Il finale chitarristico prende il sopravvento e trascina il cuore verso nei territori della commozione. Reflescìasà è un brano originale, che ci riporta a Colpevole di Ghetto del precedente Fuori dal controllo. Composto e letto da Erri De Luca, accompagnato dalla musica della band, è una riflessione sul mondo dell’immigrazione e del suo sistematico sfruttamento. Nagual il messaggero è nella scia delle combat-songs, con il suono scintillante e le parole di inquietanti e profetiche per l’arrivo di un messaggero che potrebbe recare con sé un messaggio che non sappiamo leggere, una nuova forma di consapevolezza alla quale non siamo preparati. Arriva, quasi alla fine, la carrellata di personaggi che ci aspettiamo sempre di incontrare dal tempo di Kovalsky. Joe Strummer sarebbe fiero dei suoi epigoni? Non lo sappiamo ma il ritmo di Prima della guerra è potente, incalzante, nervoso e forse a Sam Peckimpha non sarebbe dispiaciuto girare una sequenza di un video tratto da questa canzone. Una ballata che potrebbe essere letta come una visione italiana di un’atmosfera springsteeniana. Dopo come primavere è una ballata che guarda avanti, che cerca di girare un’altra pagina della storia dei Gang che, piacciano o meno, hanno sempre cercato di leggere la propria personale realtà, come quella circostante, in maniera non artificiosa, non banale, non ipocrita, in attesa che "gli angeli cantino" e loro possano "toccare la loro terra promessa".

 

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