ENRICO
OBERTO è un maestro elementare di Dogliani in provincia di Cuneo da anni conosce la
musica dei Gang:
UNA
VOLTA PER SEMPRE
Uno degli aspetti che colpisce maggiormente
di questo disco è la scelta dei titoli: non so se sia solo una casualità o una strategia
precisa, ma su 12 canzoni 9 parlano di luoghi , di palazzi, di muri, di ponti,
contestualizzano uno spazio, ma non danno le coordinate né grafiche né temporali per
localizzarli ciò contribuisce a dare a chi ascolta non disorientamento ma un senso
profondo di libertà: ognuno decide per se quale deve essere il cammino che conduce nel
cuore pulsante di ogni canzone e quindi progetta la strada del Ritorno portandosi
però via qualcosa che prima non aveva ancora mai visto né udito. E non solo: ogni volta
le coordinate possono cambiare ed allora anche se si perde quel sentiero lì si ritroverà
in un posto diverso, sempre nuovo, ma mai, a dire il vero sconosciuto. Sembrerà di aver
già vissuto le sensazioni che ci colgono lungo la strada, perché non si può trovare
nulla se non si sa già , almeno, un po di ciò che si sta cercando. Ma non è
tutto: le uniche canzoni che non hanno come titolo qualcosa che riguardi direttamente un
luogo, parlano poi di posti molto reali (" Il giudizio universale") o della
coscienza ("Il re bambino", allincrocio dei quattro venti dove bruciano
gioie e dolori). Il viaggio che si compie ascoltando questo disco da un po di spazio
e forse un po più coraggio , per guardare le cose con gli occhi di chi sa ma spera
ancora: " cè tanta strada fuori che ci aspetta / cè tanta strada per
ricominciare".
Non lasciamoci però confondere dal dedalo di ricordi oscuri che porta alla Corte dei
miracoli, non tutti hanno la vitalità gitana di Esmeralda e chissà se Clopin si
comporterà così benevolmente come il poeta Gringoire. Forse mi sono perso un po in
suggestioni letterarie ma quando la "Corte dei miracoli" formata nel romanzo di
Hugo da accattoni dallingegno arguto e la mano svelta, passa in mano alla
"piccola e feroce ....nuova borghesia", il disorientamento prenderebbe chiunque.
Ma per ritrovare la giusta direzione basta puntare dritti al "Ponte della
verità":" Come sempre alla fine passammo in minoranza coi saluti e la speranza
di incontrarsi al di là del ponte del ponte della verità".
ENRICO OBERTO
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