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RODDINO- 22/07/2000 Il viaggio per Roddino almeno la prima volta non è dei più semplici,
e durante questi sali e scendi nelle collinose e affascinati Langhe, ti chiedi perché i
Gang non siano venuti a suonare a Torino, ma ti "obblighino" ad affrontare una
serie interminabile di tornanti. La domanda si fa più insistente quando sul palco suonano
i Manbassa, tra lindifferenza di una piazza semivuota e limbarazzo degli
artisti. È ormai mezzanotte quando i fratelli Severini salgono sul palco, e
immediatamente hai la risposta a tutte le tue domande. La piazza è gremita, la folla si
compatta, e il calore umano fa salire la temperatura di una serata non propriamente
estiva.
I Gang sono accolti da un caloroso abbraccio, come quello che si riserva ad un fratello
che torna a casa dopo una lunga assenza, e per qualche istante ti senti un estraneo,
perché lì i Gang conoscono tutti, poco ci manca che salutino i presenti nome per nome, e
tu ti senti escluso, provi quasi invidia di non far parte di quella famiglia. Il
disorientamento è unattimo, perché la folla ti avvolge per intonare insieme le
canzoni e per affrontare un tiepido accenno di pogo, in questa serata di festa nessuno
può rimanere solo. Sono quasi le due, in due ore il gruppo ha ripercorso 10 anni di
carriera, da "Bandito senza tempo" ad unemozionante "Paz" dal
loro ultimo travagliato lavoro, poi, hanno salutato Roddino.
La piazza comincia lentamente a svuotarsi, i soliti pochi irriducibili sono ancora
ancorati alle transenne del palco e invocano con quella poca voce, che ancora gli è
rimasta, il rientro dei Gang. Ovunque sarebbero stati ignorati, le luci si sarebbero
definitivamente accese, e i tecnici avrebbero cominciato a smontare velocemente il palco.
Ma non a Roddino.
La richiesta non dura a lungo, il gruppo torna sul palco per regalare e regalarsi
unultima emozione.
Grazie Roddino, grazie Gang.
Preziosa Nunzio. |
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