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Ci siamo. Dalla metà
di febbraio sarà disponibile per essere suonato da voi e dai vostri
“strumenti”, a casa o in auto, da fermi o in movimento, ovunque e
quando lo vorrete. Finalmente vostro. “nel tempo e oltre,
cantando”. Il titolo è tratto da una poesia di Alfonso Gatto (
abbiamo sostituito “Andando” con “Cantando”).
A supportarlo sarà (
nella fase di produzione) “Storie di note” una carovana guidata da
Rambaldo. Un caro amico che ha deciso di rovinarsi la vita e
rinunciare a quel poco di riposo e serenità “ per un pugno di
Canzoni. Angelo e custode di tutta “la missione impossibile“ sarà
Flavio Caretta attraverso la sua “Liocorno Agency” ( vedi fase
“Live).
Cosa raccontarvi di
più.. la solita fatica infinita, gli scazzi a milioni, le discese e
risalite, gli entusiasmi e le sfighe. Di tutto, di più, come diceva
la canzone.. però alla fine è come mettere una bandierina sulla
luna. Si sarebbe potuto far meglio, questo è quello che si dice
sempre, ma se fosse stato tutto perfetto allora perché fare altri
dischi? Per far meglio o no? Dagli sbagli si impara non c’è via
d’uscita e .. così è, se vi piace.
Per noi, sia per me
che per Sandro, l’incontro con Gastone Pietrucci e la sua Macina è
stato importante. Come un appuntamento. Due strade diverse, che
finalmente si incontrano. Un raccordo, una nova possibilità. Un
condividere storie, passioni, punti di partenza e di arrivo, strade
secondarie che poi diventano cammino, ricerca e conquista, in una
parola emancipazione. Dalle Marche, terra nostra, quella che “sogna
le farfalle” come tutta la Terra del mondo.
Mai come in questo
“incontro “ le radici e le ali hanno ritrovato quel territorio che è
la memoria per dialogare, confrontarsi ma soprattutto riconoscersi
parti integranti e vitali di un’identità. Una testimonianza, quella
di una memoria non affatto pacificata anzi che riafferma una forte
conflittualità poichè riconosce nel conflitto la sua parte più
dinamica. Un’appartenenza
dichiarata dalle storie e dai giorni contati, nel tempo e oltre per
non dimenticare l’esilio forzato, lo sfruttamento la volenza subita, l’espropriazione. Perché senza “questa” memoria non riusciremo a
inventare niente né a tornare protagonisti, a fare storia. “Sesto
San Giovanni” e “E’ finidi i bozzi boni” ( canto delle filandere)
oppure “ Stavo in bottega” e “La pianura dei 7 fratelli” ( canzoni
che si ispirano alla resistenza) come altre presenti nel disco sono
canzoni che come fili riallacciano quello tante volte spazzato
dalla memoria. Attraverso questa “operazione “ l’uomo folklorico
della musica musica popolare, considerato come “ribelle” e “buon
selvaggio” e l’uomo coatto del rock’n’roll ritrovano una essenza
nuova o almeno o almeno la ribadiscono uguale quella dell’uomo
storico, non più uomo dimezzato utile solo a produrre ricchezza e
profitto. Attraverso operazioni come queste si ridà al lavoro
culturale una valenza politica. Poiché la lotta politica diventa il
momento più alto della culturale. Ma saranno altri, speriamo, a
criticare e a valutare, da prospettive diverse, questo lavoroe le
sue motivazioni. Vi lasciamo comunque con le parole di Massimo
Raffaeli che ci ha fatto l’onore di presentare questa “cosa” nelle
note di copertina. A lui va il primo nostro grazie! Che altro? Speriamo
che queste 12 canzoni vi tengano compagnia, che vi facciano bene al
cuore e alla mente, che vi aiutino a riconoscerci e riconoscervi un
lato inedito e vi facciano sentire meno soli…Mi raccomando, dopo i
primi ascolti fateci sapere .. intanto ancora una volta Buon
Viaggio!
NEL TEMPO E OLTRE, MA
SEMPRE CANTANDO.
F.LLI SEVERINI_
MACINA & GANG
Che cosa tiene
insieme, anzi lega in una intramatura che sembra naturale, un gruppo
che interroga la matrice folclorica del proprio esserci e un altro
che contamina la vocazione rock ( l’archetipo dei Clash recepito
nell’indigenza della Marca profonda) coi temi della passione
politica e di una sussultante protesta libertaria? In altri termini,
perché ad un certo punto di percorsi decisamente diametrali, la
Macina di Gastone Pietrucci e i Gang si Marino e Sandro Severini si
incontrano fino a scambiarsi sonorità, testi e voce? Si direbbe che
questo accada per una fatale convergenza di storia e geografia, cioè
grazie al riconoscimento di due dimensioni adiacenti, reciprocamente
pattuite, e sempre permutabili. Prima e dopo, qui e altrove, si
spiazzano e nel frattempo si scambiano le parti per scoprirsi volta
a volta il parziale desideroso di un totale, una metà
necessariamente manchevole, una utopia ( cioè il senso della vita
compiuta, la pienezza dell’esperienza) che il proprio adempimento ha
bisogno vicendevole di spazio e di tempo. Non a caso la
parola-chiave della Macina è “radici” ( il nero patema dei
subalterni e degli sfruttati, i segni degli ammutoliti, nei secoli,
da una dinamica di classe divenuta destino) mentre l’emblema dei
Gang si ridefinisce alle “Ali”, dunque alla prefigurazione della
città futura, a un gesto di svincolo che sottragga il neo
proletariato urbano alle catene e ai ceppi, spesso invisibili, su
cui continua a buttare sudore e sangue, quando lo stato delle cose
presenti giunge a proclamare inessenziale, addirittura inesistente,
il suo essere espropriato / defraudato/ alienato. Ecco sorgere il
canto della questua, il lamento della malmaritata, il malinconico
addio della stagione “filandara” o il salterello dirompente dentro
un carnevale già ipotecato dalla quaresima, però tutti quanti
tradotti nel combat-rock che esalta il vibrato vocale di Marino e la
chitarra di Sandro, scoscesa e insieme lunare; ed ecco rispondere il
dialetto dell’emigrato, l’urlo dell’operaio – massa, l’orgoglio o la
nuda elegia del vecchio partigiano, ritrasmessi dalla partitura di
Gastone, desolatamente spoglia e malinconica. Va da sé che Cecilia e
Kowalsky, Monsano e Filottrano, la stazione di Bologna e il cielo
sopra Bagdad, Mirafiori e Sesto San Giovanni, gli orizzonti
dell’Adriatico e il reclusorio minorile del “Ferrante Aporti” , sono
nient’altro se non i nomi e i luoghi d’un’umanissima e ormai atavica
epopea, la stessa degli individui cancellati o rimossi, al passato e
di quelli perseguitati o emarginati, al presente. Down and out, come
il titolo di Gorge Orwell, lì si collocano ora i referenti ora
invece i destinatari della Macina e dei Gang: musica e parole per
chi, letteralmente, viene buttato fuori dalla vita, per chi continua
a guardarla da sotto.
Massimo Raffaeli |