Dalla raccolta "EMOZIONI IN MUSICA"uscita nel'97 edita dall'istituto Geografico De Agostini...

Dalla vita tranquilla trascorsa nella provincia marchigiana ai fuochi delle grandi città: il combt rock dei Gang infiamma a partire dagli anni ottanta la nuova gioventù politicizzata del nostro Paese, quella gioventù che chiede anche musica italiana qualcosa di più e di meglio. l'impegno esplicito, per esempio....  

I "Clash italiani" non escono Fuori, come ci si potrebbe legittimamente aspettare, dalla periferia sottoproletaria romana o dal livido hinterland milanese, bensì dal cuore delle placide Marche. Il gruppo dei Gang (probabilmente un riferimento agli inglesi Gang of Four, mitica formazione della primissima new wave marxisteggiante) si forma in provincia di Ancona alla fine degli anni settanta, sull'onda di un ritrovato rock politico internazionale e soprattutto britannico, un rock che nasce dalle ceneri della meteora punk. All'inizio si fanno chiamare Paper's Gang, ma nel 1983 opteranno per il nome abbreviato, quello che li farà conoscere e amare nei circuiti italiani del nuovo rock ribelle, il cosiddetto combat rock.
Una band di alternativi
Sono, inizialmente, quattro giovanotti dai soprannomi curiosi: Red, Johnny Guitar, Buster e Bum Bum, e il loro primo disco - cantato in inglese - è un mini album (TR[BES' UNION) che riscuote vivi apprezzamenti presso gli ambienti musicali "alternativi" e la stampa specializzata. Un paio d'anni dopo - siamo nel 1986 - è la volta di un singolo piuttosto significativo, un disco che comprende due titoli che la dicono lunga sulle intenzioni artistico-politiche della band marchigiana Against the Dollar Power ("Contro il potere del dollaro") e lt Says Here, riuscitissima cover di una canzone di Steven Williams, in arte Billy Bragg, il polemico cantore inglese della workina class contemporanea Lo stesso Bragg collaborerà alla produzione del secondo, ottimo album dei Gang - BARRICADA RUMELE BEAT - cantato ancora una volta in lingua inglese - che spalanca al gruppo la strada dei concerti dal vivo, veri e propri happening politico-musicali che coinvolgono ed elettrizzano il nuovo pubblico giovanile italiano. La formazione dei Gang è ormai assai conosciuta negli ambienti della nuova musica e suona sempre più spesso di spalla a famosi gruppi internazionali sia rock sia folk (Pogues, wpe31.jpg (65211 byte)Jesus & Mary Chain, Blasters, lo stesso Bragg), ma una svolta è vicina: un paio d'anni dopo BARRICADA il gruppo si ridimensiona, diviene un trio (guidato ancora dal talento e dalla forte personalità dei due fratelli fondatori, Sandro e Marino Severini) e con l'aiuto del produttore Paul Roland giunge a elaborare un suono diverso, maggiormente caratterizzato da sonorità acustiche e da spunti folk
Storie da raccontare
il primo risultato è l'album REDS, realizzato per la prima volta con una major della discografia ufficiale. Il nuovo volto dei Gang si manifesta con maggior chiarezza e decisione nel 1991: è la volta di LE RADICI E LE ALI, primo album cantato in italiano, un lavoro ambizioso che intende attraversare le mille realtà del "sud del mondo" e che si avvale di collaboratori di grande rilievo, primi fra tutti l'ottimo violinista e produttore Mauro Pagani e il cantautore Massimo Bubola, entrambi - guarda caso - autorevolmente coinvolti (in anni diversi) nelle produzioni di Fabrizio De André. E la collaborazione con Bubola, inaugurata con questo disco, trova un suo importante prolungamento nell'album successivo ( STORIE D’ITALIA, 1993) , un lavoro i cui brani sono in massima parte firmati dai fratelli Severini assieme al cantautore veronese. Sono storie di un’Italia , non ordinaria, piccole grandi storie nascoste , raccontate a volte con rabbia (Il paradiso non ha confini, Sesto San Giovanni, Cambia il vento), a volte con tenerezza (Buonanotte ai viaggiatori, Eurialo e Niso), sempre sotto l'ispirazione di una forte passione civile e ideologica. Ma la sensazione è che sì tratti comunque soltanto di un inizio, e che i Gang abbiano ancora in serbo tante storie, tante battaglie, tanti volti da raccontare a quell'Italia diversa, minoritaria certo, che li segue da molti anni e che non intende rassegnarsi a dar retta ai sentimentalismi e alle verità ufficiali propalate dalla canzone d'autore addomesticata che impera sul Bel Paese della musica.

 

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