Federico Gugliemi, noto e importante musicologo, in una recensione al
primo disco dei Gang....... siamo nel novembre 1984 (Mucchio selvaggio)
Non ci definiamo anarchici, o nichilisti, o che so io, figli di
puttana, la nostra esperienza musicale si intreccia con quella politica ed è la nostra
cultura, la nostra vita, la nostra storia. Siamo 'solo' un gruppo di rock'n'roll ed è
dentro questo linguaggio musicale che cerchiamo un posto: ribelli, rivoluzionari che
vivono nelle colonie dell'imperialismo yankee, che in quanto tali ammettono di essere
colonizzati culturalmente ma che accettano comunque la sfida e vivono in prima linea
all'ultima frontiera. Attenti alla strada, fratelli, è lì che nasce e si sviluppa la
nuova, vera opposizione» (The Gang).
Ai più superficiali, questa potrebbe sembrare la solita dichiarazione di circostanza di
qualche idealista punk, ma noi che facciamo parte del popolo del rock sappiamo che non è
così: sentiamo che in queste semplici parole, al di là di una giustificabile enfasi,
c'è una reale volontà di creare un'alternativa1 dì dare un significato
concreto da quella cultura rock di cui da anni andiamo predicando (e, secondo qualche
automa che è stato talmente condizionato dall'attuale società "di plastica" da
aver perso le facoltà cerebrali, "vaneggiando".
Molti di coloro che vivono o cercano di vivere in prima linea hanno eletto come propri
rappresentanti i Clash, un tempo bandiera ideale e monumento incrollabile cui
riferirsi; visti i recenti sviluppi, però, il mito ha di certo subito qualche
incrinatura, sopravvivendo più sul passato che sul presente e perdendo buona parte della
sua credibilità. The Gang, invece, si riallaccia alla tradizione Clash di "The
Clash" e "London Calling", estrapolandone i contenuti più sinceri e
coinvolgenti e riproponendoli con uno "stile" sostanzialmente analogo a quello
dei 'maestri', tanto da far pensare ad un tentativo perfettamente riuscito dì plagio.
D'accordo: il timbro di voce., lutilizzazione dei cori, la struttura secca e
cadenzata di alcuni brani e quella di derivazione reggae di altri, il linguaggio dei testi
(peraltro splendidi) e la potenza "anthemica" di parecchie composizioni sembrano
in tutto e per tutto quelle di Strummer e soci (di qualche anno fa). con appena qualche
piccola raffinatezza tecnica in più, ma in questo caso bisogna evitare di qualificare
come <imitazione. ciò che invece è attaccamento alle proprie ispirazioni ed
influenze. E. poi. diciamolo francamente: centinaia di gruppi hanno cercato di
assomigliare ai Clash. ma nessuno è riuscito ad eguagliarne il fascino in modo
convincente; nessuno, tranne The Gang, superbi interpreti di una 'scuola. espressiva che
è già leggenda.
A questo punto. e lo affermo senza vergognarmene, il fatto che il gruppo copi i suoi
"idoli" è per me del tutto irrilevante: ciò che conta è che questo
"Tribes' Union" è un disco eccezionale, con brani compatti e grintosi di raro
potere trascinante e un giusto numero di divagazioni nel "reggae bianco", con
una "The Challenge" illuminata da atmosfere "Morriconiane", una
"Libre EI Salvador" che è poco definire un inno alla libertà, una
eccitantissima "Killed In Action", una "Action In Play" che rivista
allucinante esperienze di "dubbing", ed altri 4 brani che non sfigurano al
confronto con quelli prima citati, con tanto di traduzioni in italiano dei testi. Ah,
già, dimenticavo. loro sono marchigiani, esistono da circa 4 anni e sono al debutto su
vinile: "Tribes' Union" dura circa 22 minuti e costa appena 8.000 lire presso
Marino Severini. Via 5. Giobbe 12. 60024 Filottrano (Ancona) Tel. 071........Se, arrivati
a questo punto della recensione, vi sono venuti dei dubbi solo perché avete appreso che i
The Gang sono italiani, l'unica terapia che posso consigliarvi è quella psichiatrica:
comprate questo mini-LP, suonatelo fino a consumarlo, propagandatelo, ed amatelo senza
riserve.
FEDERICO GUGLIELMI