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Sta per uscire il secondo disco dei Gang
"BARRICADA" e Blu and Blu dedica loro un corposo articolo scritto da Sandro
Giustibelli.....
Sissignori, sono io. E Io credo bene che siate sorpresi! Non credo che ci siano
precedenti in materia. No. Questa è in assoluto la prima volta che un pugno parla, e in
pubblico! Sì, un pugno. Una mano, sinistra, d'uomo, chiusa con tanta forza da far gonfiar
le vene e con tanta rabbia da fargli cambiar colore. Un pugno, insomma! Ruvido e vissuto,
memore di lavori neri, delle sbarre delle galere, delle scazzottate e spesso, rivolto al
cielo, anche di inni di vittoria o, perlomeno, di lotta, di rabbia. Lo sono un pugno che
la sa lunga, ho una vita alle spalle. Oggi, devo dire...mi sono perso un po'...non sono
tempi facili da decifrare, soprattutto per uno che, come me, evidentemente, non può
cedere a compromessi e non può accettare mezze misure. L'ultimo impatto con la Vita è
stato assai duro, durissimo; devo dire che ne siamo usciti malconci tutt'e due: la Vita,
interdetta e incerottata, come tutti gli anni '70 e oltre, è ancora ricoverata in stato
confusionale. A me, che tornavo baldanzoso come al solito da una festa popolare, è andata
meglio: solo una ferita quassù... sulle nocche, in alto... Ecco, vedi... qui. Una ferita
che è niente. Ma a guardarla... m'ha commosso. Sì, non so... per la sua... come dire...
per la sua dignità, la sua forza; essere lì, aperta, davanti a tutti, offerta agli
sguardi di chiunque, e sanguinare, in silenzio e senza rimedio. E quel rivolo di sangue
vivo, figlio di quella madre austera e orgogliosa, nata dalla lotta, dallo scontro in
strada.... beh quel rivolo di sangue t'ho voluto con me, e l'ho adottato. Ora è come mio
figlio, e insieme andiamo sempre a caccia dì situazioni forti; ultimamente, spesso, ai
concerti rock, dove troviamo una buona ragione d'esistere tutt'e due. lo sono il Pugno,
suo padre; lui è Rivolo di Sangue, figlio d'una Ferita di Strada: si chiama The Gang. a
un rivolo di sangue che odora di pioggia e di asfalto, questo The Gang, che respira la
strada per passione e dona la vita a suoni che definire selvaggi è un eufemismo. The Gang
è la voglia di rendersi conto del vero significato e della situazione del proletariato,
la voglia di fare a cazzotti old-style e non com'è oggi, sempre per futili motivi.
The Gang sono scesi in strada rotolandosi per le scale perché non concepiscono gli
ascensori e i loro nomi di battaglia non sono che l'inizio della battaglia stessa, perché
la scelta d'un nome I nuovo PER COMBATTERE è il primo passo sulla strada della
liberazione (Malcom X). Quindi lì pugno The Gang diventa: Red (Ritmica); Johnny
Guitar (solista); BumBum (batteria); EI Kid (basso). La guerra è guerriglia, lo
scontro fisico è sociale, la circolazione delle idee èun traffico caotico e popolare e o
tutto è in strada, i canti, i balli, le barricate. La festa è di tutti così come il
diritto all'urlo, all'imprecazione, alla rabbia cresciuta in corpi ancora acerbi e
svezzata da una scelta culturale stradaiola /americana di ritaglio, Kerouac e L. K.
Johnson, Allen Gìnsberg e tutte le migliori menti della sua generazione.
LE DICHIARAZIONI
«La strada è una questione di vita. Oggi non ci sono altre alternative ed è stupido
fare finta di essere altrove quando è da li che vieni, tu e i la tua cultura. E per noi,
la musica rock è la vera cultura popolare della seconda metà del '900. Fare musica senza
tenere conto di questo significa produrre merce, organizzare un catalogo di articoli da
vendere tenendo conto esclusivamente del mercato più che delle esigenze espressive del
gruppo e del contenuto culturale di cui il pubblico intelligente sente l'esigenza. A
proposito di questo si può dire che tutto è cominciato con la scoperta dell'impegno
musicale e politico di Woody Guthrie, che si può considerare l'anello di congiunzione tra
la musica popolare tradizionale (legata a caratteristiche "rurali" e a ritmi
agricoli) e la musica industriale, più marcatamente "bianca'; dove la 3 casa
discografica e la produzione o comincia ad avere un7mportanza o fondamentale e, nei casi più deprecabili, un 'ingerenza diretta o nello
sfruttamento della creatività o degli autori. Questo collegamento, "E secondo noi,
nonostante la decadenza di alcuni valori sociali, resiste e lo si riscontra meglio in
Inghilterra in gruppi come i Redskins o con Billy Bragg che è una mente eccezionale nel
panorama musicale di oggi, un li gran cuore del rock». «La cultura degli anni '60 pesa
molto su quello che facciamo. Dylan e tutta la Beat t Generation sono il tramite più
immediato tra noi e la cultura che, all'epoca, era alternativa, quella che, uscita dai
Colleges, prendeva vita e si andava evolvendo ed affermando per la strada. Al di là della
celebrazione della parola come messaggio, fino a raggiungere emozioni e caratteristiche
più propriamente corporee, immediate e istintivamente comprensibili». «Obiettivamente,
non ci sentiamo per niente fuori moda. Non è che quello che facciamo è già stato visto
o sentito. È che crediamo nella strada che abbiamo intrapreso, la strada della
liberazione dall'imperialismo soffocante. Si tratta solo di prendere la misura dei nuovi
fenomeni e rapportarli ad un ideologia di fondo che è, e resta, quella giusta». «Da
buoni ex militanti, il nostro è un gruppo a tuffi gli effetti: si scrive, si compone e si
suona insieme. E una compattezza fondamentale per far uscire il suono- The Gang. Vogliamo
fare buoni dischi senza perdere nulla della nostra originalità, senza scendere a
compromessi di mercato che snaturerebbero senza rimedio la nostra vera ragione d'esistere
che coincide con la nostra matrice musicale, popolare e antimperialista; nel pieno
rispetto, cioè, dell'identità del gruppo. Da qui alla scelta di ritmi "marginali';
come quelli delle minoranze etniche centromericane, il passo è stato breve e la
realizzazione artistica di The Gang pienamente soddisfatta».
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