| CIAO 2001 del 28 maggio 1991
"Le radici e le ali"
è un album fondamentaleper la band che qualcuno ha voluto definire come i CLASH italiani.
Per la prima volta cantano nella lingua madre, e il loro impegno in chiave sociale,
ovviamente dalla parte rossa", si fa più diretto e specifico.Ascoltiamoli.
Gli interessi della critica e del pubblico da anni attenti all'evoluzione
del rock italiano in questi mesi si sono concentrati sull'uscita dell'ultimo album dei
Gang. La formazione marchigiana è stata più volte e ingiustamente contrapposta a quella
dei Litfiba ma, questo schieramento di tipo calcistico, non ha ragione di esistere
nell'ambito del rock italiano di oggi. Infatti, tra i due gruppi non esiste
conflittualità e la nuova uscita dei Gang ne è la riprova. Mentre i Litfiba hanno
felicemente inaugurato un nuovo ciclo che li ha portati, pur senza rinnegare il passato.
ad una affermazione di pubblico e vendite insperata fino a pochi anni fa, i Gang hanno
scelto di percorrere una strada molto difficile proseguendo il discorso già accennato in
"Reds". I Clash italiani - come troppe volte sono stati definiti - si
sono lasciati alle spalle i loro modelli in maniera intelligente mantenendo del loro
spirito l'interesse e l'apertura verso culture musicali estranee al mondo del rock. Due
anni di ricerca all'interno della musica popolare e politica italiana, i confronti con le
nuove forme di lotta del nostro paese (il movimento del la Pantera, l'antimilitarismo
ora.) hanno dato i frutti del lavoro svolto con grande impegno in "Le radici e le
ali" nel quale anche le culture musicali di altri popoli si amalgamano per definire
un ritrovato linguaggio universale: quello del rock. "Le radici e le ali" è un
lavoro complesso che per essere apprezzato in tutte le sfumature richiede
più ascolti. Il disco è un lungo viaggio caratterizzato da numerosi incontri con le
realtà più scottanti e le situazioni più ambigue in cui siamo immersi, cantate questa
volta in italiano perché a siano più immediate.
Affrontare la vita da "rossi" è molto è più di un'ideologia, è un modo di
affrontare il presente scavando nel passato per costruire il futuro...
Sandro - Vivere da rossi nel presente vuol ti dire scavare nel passato costruendo il
futuro. Il problema sta nel ritrovare un'identità, non solo in termini di generazione ma
f anche di classe. Essere rossi nel presente, in una società notevolmente
trasformata dal punto di vista economico e sociale ma con un identità che ha memoria
storica e che riprende la tradizione, che ha memoria collettiva, è la sfida che i tempi
ci impongono.
Il sud del mondo è uno degli argomenti a cui giustamente rivolgete
la vostra attenzione. Potete chiarirmi meglio questo concetto?
Marino - Il disco è un viaggio nel sud del mondo che è un luogo più culturale
che geografico: il sud come situazione di disagio e di sfruttamento. Un viaggio alla
ricerca di radici. In proposito negli anni '60 la parola dordine era "andare' e
non importava dove ma oggi bisogna sapere dove andare e perché in quanto sono cambiate le
coordinate del viaggio. La consapevolezza del dove e perché è indispensabile per uscire
dall'isolamento dei nostri tempi e andare incontro a se stessi nell'incontro con l'altro.
Fino ad ora l'occidente è riuscito a mantenere la differenza tra
nord e sud del mondo provocando conflitti locali ma ora il problema è esploso in tutta la
sua gravità. Fino a quando si continueranno a fare guerre, quando si inizierà ad
affrontare seriamente il problema?
Marino - Fino a quando non lo so, ma certamente siamo ai ferri corti perché mai
come adesso il problema richiede una soluzione urgente. Da parte dei paesi del sud c'è
una grande volontà di non farsi più sfruttare sia come risorse umane che economiche. Il
sistema attuale non paga a meno che non si decida di fare continuamente delle guerre
contro qualsiasi popolo o situazione che alzi la testa. Prima erano guerre a bassa
intensità; oggi che il bipolarismo est-ovest è in crisi i rapporti vengono visti tra
nord e sud. Il rock deve fare i conti con questa realtà e noi ci siamo posti il problema
e. come appare nel disco, abbiamo scelto di stare con il sud del mondo.
Qual è il ruolo che assume oggi il rock per i Gang?
Marino - Accennavamo prima alla ricerca delle radici e dentro a un contesto di
rinnovamento il ruolo dei Gang è quello di rinnovare la canzone politica, in particolar
modo quella italiana,perché noi alla fin fine facciamo canzoni: non siamo predicatori,
nè politici, nè filosofi. Il rock, almeno in questo nostro ultimo disco, è un
linguaggio orizzontale che insieme a tanti altri creano un verticalismo che per noi
rappresenta una nuova identità collettiva.Attualmente i giovani non sono più i
portatori, in termini rivoluzionari della società, nè di modelli di vita, nè di
progettualità politica ed è per questi motivi che il rock oggi vive una profonda crisi.
Cosa pensi dellaffermazione con cui Simon Frith ha decretato la
morte del rock?
Marino - Frith è uno dei maggiori esponenti della sociologia inglese, ed è sempre
stato all'avanguardia rispetto ai fenomeni legati alle sub culture giovanili; il fatto che
lui dica una cosa del genere ci mette indubbiamente in allarme ma non sono d'accordo con
la sua dichiarazione da titolo di prima pagina. Penso che a monte di questa affermazione
ci sia l'esigenza che il rock si rinnovi, che sia più adeguato ai tempi. Pur possedendo
delle radici, ed essendo diventato il linguaggio usato dai mass-media e dai giovani di
tutto il mondo, il rock ha bisogno di rivitalizzarsi appropriandosi nuovamente del suo
potere comunicativo. Deve, come è già accaduto con il reggae e la soul music,
contaminarsi con una serie di realtà musicali e culturali anche se sono in parte
estranee.
Dopo il crollo del comunismo all'Est i Cccp si sono sciolti, cosa ne pensi?
Marino - Noi siamo stati e siamo tutt'ora comunisti, ci riferiamo a un comunismo
eretico, a quel tipo di eresia sviluppatasi al margine o al di fuori del Movimento
Operaio. i Cccp erano più collegati ad una realtà di partito e forse si sono trovati in
difficoltà. Personalmente non condivido assolutamente la loro scelta perché i tempi
odierni richiedono un concentramento di energie maggiore rispetto ad alcuni anni fa.
Dopo l'effetto Litfiba alcuni hanno pensato che anche per i Gang sarebbe stato facile
fare un disco che potesse raggiungere le parti alte delle classifiche nazionali.
Marino - Per noi sarebbe stato impossibile anche perché avevamo iniziato a
lavorare a questo disco due anni fa ancor prima di mettere mano alle registrazioni di
"Reds". "Le radici e le ali" rappresenta la nostra evoluzione naturale
e la continuazione, anzi, l'approfondimento di quanto avevamo già fatto.
Da cosa è nata la decisione di cantare in italiano?
Marino - La lezione più grande è stata quella avuta dal nostro pubblico che per
noi rappresenta un serbatoio di energia che ci ha permesso di continuare a cantare in
tutti questi anni. Sono stati loro, tramite lettere e telefonate, che ci hanno chiesto di
cantare in italiano perché tutto sarebbe stato più diretto. Lo scorso anno abbiamo
suonato in alcune Università a sostegno della Pantera e in altre situazioni nelle quali
ci siamo confrontati in modo dialettico con i presenti e abbiamo ritenuto opportuno
cantare in italiano per comunicare meglio.
Anche se alcune contaminazioni con il fok erano già presenti in "Reds" non
pensavo cheavreste evoluto il vostro stile in modo così radicale e vicino ai gruppi
e cantautori politicamente impegnati negli anni '70.
Marino - Per anni non abbiamo fatto altro che ascoltare musica americana e inglese poi
un anno prima di "Reds" abbiamo prestato attenzione alla musica italiana
ascoltando gruppi come gli Area, Stormy Six, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Canzoniere
del Lazio, etc. Ci siamo resi conto che questa musica aveva un potenziale comunicativo e
sonoro enorme che poteva, anzi doveva, essere ripreso.
In "Rumble Beat" suonava Billy Bragg, Reds" è stato prodotto da Paul
Roland, tutti si aspettavano un altro grosso nome per questo disco.
Sandro - E' un disco italiano ed è giusto che suonino musicisti italiani. In
ogni caso nel disco compaiono nomi interessanti. personaggi chiave di diverse stagioni
della musica italiana e vicini a quel filo rosso che ci ha tenuti legati.
Qual è stato lapporto dei musicisti ospiti?
Sandro - A noi interessavano musicisti che fossero esperti di musica popolare e che
avessero dimestichezza con la musica attuale per cui siamo stati molto contenti di
lavorare con Mauro Pagani, Antonello Salis e altri. Con Pagani è la prima volta che
lavoriamo insieme e speriamo in futuro di avere una collaborazione più approfondita. La
sua attività con De Andrè ("Creuza de mà") ci ha fatto conoscere nuove strade
da percorrere.
Come sarà composta la nuova tormazione dei Gang?
Sandro- A parte io, Marino e Andrea gli altri sono tutti nuovi
Il suono del disco è sporco: è una scelta voluta o una limitazione?
Sandro- Non riusciamo a trovare addetti ai lavori in grado di far uscire un
suono che porti completamente il nostro marchio. si vede che non si sentono in sintonia
con il nostro sound! Quindi dobbiamo per forza arrivare a compromessi. Era nostra
intenzione creare un suono grezzo e appena Marino è entrato in studio ha richiesto un
disco che suonasse come carta vetrata
Che fine ha fatto il disco che doveva uscire in Inghilterra per l'etichetta di Billy
Bragg?
Sandro - Quelle sono cose che aveva fatto Marino e di cui si occupava lui. Il disco
doveva uscire già da parecchio tempo e Marino voleva a tutti i costi che fosse
accompagnato da un mini tour in Inghilterra ma le cose non hanno avuto sviluppi. Per
quell'etichetta non è più uscito un disco, tranne quello di Billy Bragg. lo penso che
con Billy qualche collaborazione futura ci sarà.
Riferendomi alla presentazione che voi avete fatto a "Le radici e le ali"
affermate di stimare più Guthrìe che Dylan, puoi spiegarci il perché di questa scelta?
Marino - Guthrie è importante perché ha determinato un modello di emancipazione
proletaria. In America. Ha creato elementi di sintesi tra le diverse culture e di questa
realtà ne ha fatto canzoni che valgono per tutti e per tutto. Guthrie era la parte
musicale del sindacato che nasceva in quegli anni e aveva una grossa forza, non solo
politica. che esprimeva anche dal punto di vista culturale attraverso le sue canzoni
proprio perché univa tutti quegli elementi provenienti da realtà culturali e geografiche
diverse facendo qualcosa di nuovo. Con Dylan si sviluppa molto di più il concetto di
generazione, nel senso che la sua musica diventa la cultura rock per eccellenza. Lui
accomunava a elementi della cultura alta, di tipo accademico, altri elementi della
cultura bassa popolare, creando una nuova cultura alta che in quel periodo riusciva
a comunicare perché rappresentava una generazione. |