Torna con i Gang il rock "Controverso"
I Gang, gli irriducibili del combat-rock italiano, "tornano a casa", riscoprono le loro radici più elettriche, dai Clash ai Pearl Jam, rendono omaggio ad Andrea Pazienza e scrivono una canzone con Erri De Luca, nel nuovo album. Titolo emblematico: "Controverso".
di Enrico Deregibus  per Kataweb

Ci siamo quasi. Dopo qualche rinvio, a giorni sarà nei negozi il nuovo album dei Gang formazione marchigiana che si può tranquillamente definire storica. Vent'anni di attività e di credibilità lo permettono. Controverso (questo il titolo) è un disco sano, carico di rock e di voglia di dire. Nasce dal bisogno di farlo, come un atto d'amore o di rabbia, anzi d'amore e di rabbiagangkw.jpg (8157 byte) insieme. Senza nulla di artificiale o di imposto. Il disco ha indubbiamente una valenza collettiva, come ci spiega Marino Severini, insieme al fratello Sandro anima, cuore e cervello della formazione marchigiana. Partiamo dal titolo: "Restare contro per andare verso. Nel mito, aldilà della storia dalla quale siamo stati espulsi, esiliati, mandati al confino. E' un disco giusto per ricominciare con gli ultimi, fra gli uomini. Che chiama a raccolta, ma molto più in là della mischia. Che incita alla scelta". "Fiori di sangue/fate rumore/scoprite al sogno le città" cantano i Gang in Non è di maggio, ispirata alle "ceneri di Gramsci" di Pierpaolo Pasolini. Paz è una lettera aperta, di rimpianto e amarezza per Andrea Pazienza, disegnatore-culto della generazione dei "settantasettini". In Reflesciasà il testo e la voce sono dello scrittore Erri De Luca, "un incontro dettato da un grande innamoramento - spiega Marino Severini - com'era già successo nel disco scorso con Tom Robbins".
"Questo è un album che spinge oltre il passaggio di un'epoca, di un secolo. Un disco che sa scartare di lato, che trova una crepa, un varco nel muro dell'omologazione, del buonismo, dell'appiattimento, della noia del quotidiano. Più che un filo conduttore - continua Marino - c'è un cerchio dove due direzioni apparentemente opposte come il contro e il verso si ritrovano. Una nuova identità.. Mi sono lasciato attraversare nel raccontare queste nuove storie. Una dimensione nuova, altra, che va verso l'orizzonte non seguendo una sola strada. Lì tutte le canzoni si sono ritrovate in cammino, in movimento". Controverso, musicalmente, è un album teso: chitarre in primo piano, basso e batteria pulsanti. Marino conferma: "Mai come in queste 13 canzoni i Gang si sono spinti tanto in là, nei territori selvaggi del rock. Ci sono echi di Clash, Rolling Stones, Who, Pearl Jam".
L'impatto è notevole, il suono compatto ed equilibrato. "Questo è dovuto a vari fattori. Primo, il fatto che oggi siamo una vera band, che suona insieme da tre anni. Il sound ci guadagna, è sicuramente unico e facilmente identificabile a tempi lunghi.. Poi c'è stata, una volta in studio, una collaborazione molto importante, quella con Davide 'the Prince' Lenci al quale abbiamo affidato la cura dei suoni. Anche con lui c'è stato fin dall'inizio un gran bel feeling". Credi che il rock sia lo strumento migliore per veicolare certi contenuti, che, nel vostro caso, hanno un rilievo indubbio?. "Io penso e credo che gli stili siano finiti, che in questo inizio (e fine) di secolo non abbiano più un senso. Rock, folk, jazz, e via via con i sottostili e sub-subculture. Penso che oggi ci siano dei grandi canali dove l'energia va a disperdersi, dei torrenti, dei fiumi che portano al grande oceano della musica. Noi cerchiamo soltanto della musica che possa appartenere a dei testi e viceversa, perché così nascono delle canzoni, delle storie cantate. Non bisogna forzare la mano, e questo lo si impara a volte con il tempo e con la pazienza, con il saper aspettare e lavorare molto nell'attesa. Un buon testo rifiuta fin dall'inizio una musica che non gli appartiene e viceversa. Ci vuole un po' di coraggio, niente di speciale".
I Gang hanno spesso avuto rapporti molto stretti con la musica tradizionale italiana, che "non sono affatto accantonati, premesso che il rock è stato sempre per noi lo stile o meglio la musica popolare più importante del '900.. non abbiamo mai considerato il rock solo musica: è uno stile di vita. Credo che molti organettisti, suonatori i saltarello che ho conosciuto siano molto più punk-rockers di molte band punk inglesi o americane. E' la verità, almeno la nostra". E intanto c'è un progetto con La Macina, il maggior canzoniere marchigiano, il 13 agosto a Monsano, in provincia di Ancona, con un repertorio misto. Da aprile invece la band dei fratelli Severini inizierà il proprio tour. Si riparte mentre le cose cambiano. In una situazione politica priva dei riferimenti ideali tipici del secolo appena passato (e non solo partitici), in qualche modo artisti come i Gang sono essi stessi riferimenti per donne e uomini di sinistra che non trovano più una rappresentanza. "Noi siamo un gruppo politico nel senso che la nostra politica è quella del sogno, dell'immaginario - chiarisce Marino - E' soltanto questo il nostro ruolo, non siamo noi che dobbiamo riempire dei vuoti, né tanto meno rivestirne altri, di chi oggi è latitante. La chiamo politica del sogno perché da sempre le azioni umane sono sospinte dall'immaginario. E più il sogno è forte più gli uomini sono sicuri di essere dalla parte della realtà. La vita stessa diventa sopportabile attraverso l'immaginazione, qualcosa che va oltre e guerre e il dolore. Noi possiamo gettare dei piccoli granelli di sabbia che insieme a tanti altri possono formare una grande spiaggia. In anni come questi ci siamo aggrappati all'Utopia (che non è di nessun luogo) come forma di appartenenza. Più che di politica parlerei per i Gang di metapolitica. Un altro giro nel cerchio alla ricerca di un altro noi", conclude Marino. Bentornati.

 

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