ecco la recensione apparsa su FB  e curata da Marco G.La   Viola

"La memoria, le radici, le ali" – Macina & Gang

Folkermesse 2001, Vercelli, piazza Cavour, 9 giugno 2001

"Io c’ero" è il titolo della rubrica. E in questo caso ben si potrebbe aggiungere "e peccato per chi non c’era". Perché il concerto che Macina e Gang hanno tenuto nella seconda giornata vercellese di Folkermesse è uno dei migliori spettacoli degli ultimi tempi. Quasi due ore di musica, in un continuo rimando tra rock e tradizione, in cui i due gruppi marchigiani hanno dimostrato la possibilità di ottenere un efficace equilibrio tra stili diversi, in un rispetto tra forme musicali che si concretizza nel vicendevole arrangiamento di brani dei rispettivi repertori. "La Memoria, le radici e le ali", si intitola lo spettacolo, dove le radici e le ali rimandano all’omonimo album della Gang del 1991, e la memoria ricorda il grande lavoro che Gastone Pietrucci e i suoi compagni della Macina hanno fatto per conservare, riscoprendolo e reinterpretandolo, il patrimonio musicale d’area marchigiana. Si inizia con "Le radici e le ali", della Gang, si prosegue con "Angelo che me l’hai ferito ‘l core". E poi ancora "Kowalsky", "Stavo ‘n bottega che llavoravo" e altri brani, spesso in blocco, come è d’uso per la Macina. E anche se la serata dal punto di vista climatico non promette niente di buono e l’impianto d’amplificazione fa le bizze, costringendo ad uno stop e poi a una ripresa a mezza forza che penalizza il suono impastandolo, la forza e il piacere di suonare insieme degli otto musicisti sul palco compensano pienamente le manchevolezze tecniche, con alcuni momenti d’intensa emozione e gradevolezza. Le minacce di pioggia (concretizzatesi verso fine concerto) hanno penalizzato la partecipazione del pubblico, ma quello che era presente ha seguito con interesse e calore il concerto, in cui sono stati proposti oltre venticinque pezzi. Fra essi ricordiamo in particolare "La canzone dell’emigrante" (da Reds, album del 1989 della Gang), una versione quasi "dylaniana" della "Cecilia", l’emozionante "Sesto San Giovanni", "Fra giorno e nnotte so’ ventiquattrore". Il risultato è uno spettacolo di grande compattezza e energia, in cui i differenti stili dei due gruppi sfumano l’uno nell’altro, creando una sintesi in cui si avverte, al di là delle differenti esperienze artistiche e musicali, come sia analogo il sentire e vivere l’impegno di dare voce alla cultura popolare. Nel caso della Macina ciò avviene con un approfondito e mai concluso lavoro sul patrimonio tradizionale, per la Gang si concretizza ponendo al centro dei propri testi le problematiche sociali e politiche contemporanee. Tutti i partecipanti meritano una citazione: la Gan gschierava, oltre al leader Marino Severini (voce e chitarra), Sandro Severini (chitarra), Francesco Caporaletti (basso), Paolo Mozzicafreddo (batteria), Fabio Verdini (tastiere e fisarmonica). Nuova (almeno per noi) formazione per la Macina: accanto alla grande voce di Gastone Pietrucci c’erano Marco Gigli alla chitarra e voce, Roberto Picchio alla fisarmonica, Adriano Taborro alla chitarra e mandolino, con la presenza coordinante di Giorgio Cellinese. Da questa esperienza comune, che come è noto non si limita al concerto di Vercelli, verrà probabilmente tratto entro l’anno un disco, che promette di rinnovare il piacere di ascoltare o riascoltare questo insolito supergruppo.

 

Marco G. La Viola

 

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