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THE GANG     Da un piccolo paese un grande rock........

E' il titolo dell'articolo pubblicato dal "mucchio" nel febbraio 85 e scritto da Federico Gugliemi che a fine articolo "predica": Un fulmine a ciel sereno, dunque, ed un disco che tutti noi auspichiamo essere soltanto il primo di una lunga serie.............COMPLIMENTI a Federico per la profezia ..... siamo a otto!!!!!!

Ve ne abbiamo parlato nel n°82, recensendo in termini ampiamente positivi il loro mini lp di debutto, ma il discorso su questa band marchigiana non poteva e non doveva esaurirsi in quelle poche righe. Tribes’ Union è il primo disco di pura e genuina "rock music" prodotto in Italia, in cui feeling, grinta e passione sono dispensati in quantità industriale. Vista l’eccezionalità dell’evento, abbiamo ritenuto opportuno far parlare i suoi autori: signori e signori, The Gang. Bando ai pregiudizi , ed accettiamo la realtà: in Italia, qualche mese fa , è uscito uno dei più bei dischi rock degli ultimi tempi: un disco carico di energia e potenza, di "impegno politico" e di lirismo, ben suonato e ben prodotto nonostante la scarsezza dei mezzi economici destinati alla sua realizzazione. Si tratta di Tribes’Union, mini lp comprendente 8 canzoni con il quale The Gang ha voluto lanciare il suo accorato grido di rivolta e la sua volontà di riunire assieme le tribù dei "desperados" alla maniera dei mitici Clash.
Il marchioo del gruppo di Joe Strummer grava su The Gang in maniera più che evidente, e non sono stati pochi coloro che , con idiota superficialità, hanno qualificato il quartetto marchigiano quale scopiazzatore, seppure abbastanza ispirato ; come già nella recensione di Tribes’ Union è il caso di ricordare che The Gang è molto, molto di più di un ensemble di imitatori: il loro cuore non è di quelli artificiali, il calore ed il sentimento che emanano dalla loro musica sono quelli che si possono ricreare "In vitro". Il sottoscritto, e non lo dico per sterile vanteria, ha avvertito nei solchi di Tribes Union, la forza inimitabile di ciò che è vero e sentito. Scaturito da una situazione insostenibile di emarginazione e di tensione. Immaginate , perciò , il mio stupore nell’apprendere dalla viva voce del gruppo. Un mese dopo aver steso la recensione , quale fosse il background socio culturale, e quali fossero le intenzioni del complesso capitanato da Red e Johnny Guitar ( al secolo Marino e Sandro Severini.
"Abbiamo vissuto la nostra infanzia in una piccola borgata di circa 300 abitanti, quasi tutti rientrati da precedenti emigrazioni nell’America del sud, quasi tutti memori delle galere dei paesi stranieri. Una realtà molto povera, alòmeno fino all’industrializzazione dei primi anni ’70, in cui la musica ha molta importanza: il nostro "maestro" è stato Lucio Mazzoni, che suonava rhythm’n’blues, ed era nostro vicino di casa. Tornato dalla Turchia , dove suonava anche per la radio nazionale, ha trovato la solita storia. Si è sposato e qualche anno dopo, facendo il muratore, è morto in un incidente sul lavoro. È a lui che abbiamo dedicato il nostro disco, rispettando così una tradizione comune a molto rockers, quella di dedicare il primo lavoro al proprio insegnante..."

Comincia a spiegarsi, dunque , il perché i due fratelli abbiamo assunto come punto di riferimento i Clash, dopo alcuni anni di militanza in oscure formazioni rhythm’n’blues, la breve esperienza nei Ranxerox (parteciparono anche al primo Festival rock Italiano) e infine la nascita dei Papers’ Gang nel 1980 (divenuti dal 1983 The Gang)
"Dopo queste esperienze, vissute in prima persona, con quale altro gruppo potevamo "spartire " le nostre radici culturali politiche, storiche, se non con i Clash? Joe Strummer è stato l’unico ad incitare, a chiamare a raccolta la mia gente, l’unico nella Torre del rock che mi ha aiutato a trovare in me stesso la forza ed il coraggio necessari per continuare, per non credere che tutto sia finito"
Idealismo punk? Parolai? Né l’una né l’altra cosa. Soltanto musicisti convinti di poter creare qualcosa di concretamente alternativo con la forza delle chitarre e dei testi. Illusi? Forse. Ma è proprio di queste illusioni, accompagnate dal desiderio incoercibile di ribellione, che è costellata la storia del mondo, dagli ebrei di Mosè ai plebei romani, dalla rivoluzione francese al Vietnam, dall’Afganistan a Salvador.
"Noi siamo fieri, orgogliosi di essere figli di una classe operaia distrutta dalla deflazione, di essere il nuovo proletario sorto dalla fine della fabbrica quale luogo deputato del conflitto, che trova nella strada la nuova sede culturale di lotta, di opposizione e di resistenza. Io credo che occorra avere coscienza di questo propagandarlo, perché solo così è possibile trasmettere fierezza e dignità ai nuovi combattenti, ai guerrieri della nuova età".
Marino interpreta perfettamente il ruolo di leader carismatico; cita Linton Kwesi Johnson, definendolo " il più grande poeta vivente", dichiara il suo perfetto accordo con molte teorie di Jack Abbot. E sintetizza il "credo" di The Gang con una frase di Che Guevara: "ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo ... purchè il nostro grido di guerra giunga ad un orecchio che lo raccolga e purchè un’altra mano si tenda ad impugnare le nostre armi".
Il mezzo scelto per la comunicazione alle masse è, ancora , il rock’n’roll; rock trascinante, incisivo , che urla una volta in più la sua esigenza di essere una manifestazione di fede oltre che un modo di comporre canzoni.
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"Questo nostro primo disco vuole essere un approccio, un tipo di lavoro dove aprelevare è senz’altro una fusione di stili (uno stile di frontiera) e dove a "guidare" resta comunque, almeno nelle intenzioni, il "Nero", inteso come musica nera, che non ha nulla a che vedere con il nero luttuoso e decadente di quelli che sono i figli di una borghesia in crisi. Tornando al rock, per me non esistono degli inventori, ma solo degli interpreti di una musica che non nasce assolutamente in uno studio di registrazione e che non ha lo scopo di essere " consumata". Riprendiamoci il rock, perché ci appartiene. Il nostro disco e quello che suoniamo non è semplicemente il frutto di una adesione "romantica" allo stile Clash, ma deriva da convinzioni razionali... anche se sono conoscente, e non me ne vergogno, dii essere ancora un grande ignorante."
Di ignoranza in "Tribes’ Union", non ce n’è davvero traccia : raramente mi è capitato di ascoltare un prodotto d’esordio tanto ben registrato, mixato ed arrangiato, per di più ricco di episodi assolutamente travolgenti.
Con "The Challenge" abbiamo ripreso il Morricone -western, e giocato anche nel testo con il "rischio" tanto caro alla cultura americana dei primi pionieri a Jack Kerouac: "rischia ancora", è questo che ti permette di sentirti vivo e libero."War in the City", qui è l’azione di cui ti ho già parlato fra le righe....Ti ricordi in "Rumble Fish" quando Motorcycle Boy dice a Rusty che per guidare gli altri devi sapere dove andare? Molte volte uno non sa dove andare, ma ci prova lo stesso. Riot, e non ancora Revolution. Questa, però , arriva in "Libre El Salvador", dove è Thomas Borge , ministro degli interni del Nicaragua , ad introdurre.
"Night in Chains" è dedicata a chi conosce la galera di stato, dal vivo è suonata molto meglio, con tanta più carica e durezza. Di "Killed in Action" abbiamo fatto anche un video, ma non la solita pappa promozionale. "The last Border", il pezzo che più amo fra quelli del disco, non vuole essere un attacco all’Unione Sovietica, al pari di "Libre El Salvador"per gli USA; non viviamo in una posizione di mezzo, ne siamo filosovietici. In "Badland" la base è quella tratta dal film "Apocalypse Now", e la voce che si sente alla fine è quella di Marlon Brando quando ricorda l’episodio dei bambini ai quali i Vietcong aveva tagliato le braccia perché gli americani li avevano vaccinati. "Action in Play" è la versione remixata di "Killed in Action", una versione allucinata, ma volevamo chiudere con questa enorme tristezza e dei silenzi."

The Gang apre i suoi concerti con la registrazione di un coro dell’Armata Rossaa, seguita da "Vamos a matar Comaneros" del maestro Ennio Morricone; il repertorio comprende una quindicina di brani originali e le covers di "I fought the law"(CLASH) e "The harder they come"(JIMMI CLIFF). L’apparato scenografo ,semplice ma efficace , è costituito da sedici lamiere ondulate di colore rosso e d una enorme veneziana sulla quale vengono proiettate diapositive e filmati. Dal vivo, ci assicura Marino, The Gang rende il doppio che non sul disco, per cui , se capitano dalle vostre parti, non perdete l’occasione di andarli ad applaudire; non si sa mai, magari potreste scoprire un gruppo in grado di elettrizzarvi più dei Clash , dei Fleshtones o degli X..... In mancanza di "live shows", comunque avete l’opportunità di "consolarvi" ( si fa per dire) con "Tribes Union", il mini lp autoprodotto dalla band ed immesso sul mercato, con mille difficoltà, sul finire dell’estate 1984; in esso troverete spettacolari perfomances di "high-energy rock’n’roll", ottimamente fuso, a volte con soluzioni ritmiche di stretta derivazione giamaicana; il lavoro, ci terrei a ripeterlo, è assolutamente privo di sbavature, e , anche se l’inglese delle liriche non è fra i più comprensibili, all’interno della copertina sono contenute le traduzioni in italiano.
Un fulmine a ciel sereno, dunque, ed un disco che tutti noi auspichiamo essere soltanto il primo di una lunga serie.
"Forse potrai pensare che io sia un invasato od un gran cazzone, o potrai meravigliarti che queste cose escano fuori dalla provincia dell’impero, ma non è così: io penso di essere lucidissimo nell’affermare che chiunque oggi salga sopra un palco lo deve fare per trasmettere fierezza ed orgoglio alla propria gente.... ma questo sono sicuro che lo hai capito benissimo."
Non preoccuparti, Marino, io ho capito bene; vedrai che molto prima di quanto tu creda lo comprenderanno anche gli altri.

Federico Guglielmi

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