|
Al Palladium di Roma il bel concerto del gruppo molto amato malgrado la ' censura' delle radio CON I GANG ECCO IL FOLK DA BATTAGLIA ecco come un cronista de "La Repubblica" recensiva il concerto di Roma...era il maggio '93 UNA bolla temporale? Certo, non è proprio consueto trovarsi al Palladium di Roma con tutto il pubblico a gridare "La lotta continua!" coi pugni chiusi levati rabbiosamente in alto. I Gang suscitano questo ed altro, ma non si tratta né di revival né di patetiche sacche di resistenza ideologica. Il gruppo è di quelli che per tutti gli anni Ottanta, in piena rimozione collettiva della sfera politica, ha continuato imperterrito a considerare la musica come forma di impegno militante, e si è evoluto fino a trovarsi oggi pronto ad essere portavoce non di antiche obsolete battaglie, ma del nuovo prorompente disagio che attraversa ampi strati della società civile. Questo sono i Gang, soprattutto grazie al nuovo album Storie d' Italia, che fonde con maturità nuove e antiche passioni, elegantemente dedicato alla forma musicale della ballata e alle "storie" che con essa si possono raccontare. Qualsiasi identità, personale o collettiva, ha bisogno prima di tutto di storie, e i Gang provano a elaborarle. Ormai lo fanno anche ad un buon livello musicale e se ai loro concerti si presenta solo lo zoccolo duro del circoscritto ma potente culto di cui sono oggetto da anni, è perché i media musicali esercitano oggi una assurda e miope forma di censura. Non ascolterete mai i Gang, così come gli Avion Travel o Almamegretta, e tutti i gruppi della nuova onda, nei grandi network radiofonici, perché in modo assolutamente indecoroso non assolvono neanche alle più ovvie funzioni di informazione. E invece la nuova musica italiana è proprio questa. I Gang hanno scaldato il pubblico del Palladium per due ore, con la vigorosa energia folk-rock del loro set, arricchito di ben otto musicisti, con zampogne, mandolini, fisarmoniche, e quant' altro serve a creare questo clima sonoro così fortemente italiano, dominato dai due fratelli Severini che sono da sempre la continuità del gruppo. Una volta erano chiamati "i Clash marchigiani", oggi sono un gruppo che si riappropria con convinzione dei suoni e delle melodie del folk italiano. Cantano ovviamente i pezzi del loro nuovo disco, scritto e prodotto insieme a Massimo Bubola, e affondano la lama nelle contraddizioni del presente, dal surreale incontro tra Elvis e Paolo Rossi di Kowalski, alla fiduciosa Cambia il vento, dalla denuncia operaista di Sesto San Giovanni alla agghiacciante invettiva contro chi protegge la mafia in Duecento giorni a Palermo. Ma ovviamente c' è posto per i pezzi degli anni passati, da Le radici e le ali a Johnny lo zingaro, da Chico Mendes alla travolgente La lotta continua, occasione di una vera e propria cantata collettiva, dal sapore liberatorio. Sono un gruppo da battaglia, e non intendono recedere su questo assunto di base, ma la loro musicalità e soprattutto il continuo richiamo alla tradizione popolare, li pone oggi all' avanguardia di un ricambio profondo della nostra musica che speriamo avverrà comunque, a dispetto delle censure e delle cretinerie di regime. |
|
|