Questa
è una intervista rilasciata ad Eliseno Sposato per il portale della musica Rockit |
Partiamo dalla 'lotta'
con la Wea. A giochi chiusi cosa vi ha lasciato questesperienza?
"La cosa positiva è lavere notato intorno a noi un grande affetto, da parte di
tanti compagni, dei gruppi degli amici che attraverso un messagio spedito alla Wea, o un
semplice vaffanculo rivolto a loro, si sono riconosciuti nella nostra situazione.
Non mi aspettavo una così grande solidarietà, e non ti nascondo che mi ha fatto un gran
piacere...
Ora finalmente è finita, così possiamo concentrarci sui nuovi progetti, senza casa
discografica, ma non inteso come se questa fosse un mostro che ti fagocita, ma con le
persone che non hanno niente a che fare con la musica così come la intendiamo noi."
Si ricomincia da capo, da soli, dallindipendenza?
"Si, la cosa più importante è quella che si ricomincia sulla strada che è propria.
Ma penso che sia un ricominciare con una scena nuova, perché sono tanti i gruppi che se
ne vanno dalle major, magari nati anche dopo di noi che hanno capito come sia impossibile
lavorare alle condizioni di oggi con certi personaggi che presiedono le multinazionali nel
nostro paese."
Qualche giorno fa parlavo con Tim Gane degli Stereolab che mi ripeteva i tuoi stessi
concetti, pur partendo da una base in apparenza diversa.
"Ma sai in alcuni anni, quando per esempio arrivò Zenardi in CGD, si è potuto
lavorare bene, almeno dal punto di vista della nostra progettualità. Ricordo che allora
la casa discografica ci metteva a disposizione dei mezzi che potevano ampliare il nostro
progetto: la tecnologia al momento della produzione e la promozione, che non è
secondaria. Non che ci proponesse delle cose assurde che cozzavano con il nostro progetto,
mentre oggi è diverso, ci sono altri valori imperanti, altri personaggi che sono in linea
con i prodotti usa e getta che ben conosciamo. Oggi da quelle case discografiche esce ben
poco e soprattutto cose meno belle."
Avete già ripreso a comporre, preparare delle cose nuove?
"Cè stata una sorta di accelerazione dei progetti che non hanno trovato sbocco
nel lavoro con le multinazionali, che pensiamo sia possibile far uscire con delle
situazioni 'minori'. Nel frattempo ho conosciuto una piccola etichetta come Storie di
Note... poi cè Il Manifesto che, a mio avviso, è una realtà in forte crescita,
perché ci sono tanti gruppi che si rivolgono a loro. Questo perché hanno
unidentità precisa e la gente si fida di loro, se gli affida un lavoro sa che
cè un gran rispetto per i musicisti e le loro idee.
Infine cè questo circuito di cui si parla da tempo, di questo fantasma che
cè e non cè, ma che con il tempo penso si possa realizzare e che passa
attraverso situazioni come questa del Manifesto. Quanto ai progetti concreti cè
questo progetto che ci vede impegnati con "La Macina", lultimo
canzoniere marchigiano, con il quale collaboriamo in alcuni concerti e che speriamo di
trasferire su disco per la fine dellanno. Cè un live ed un disco che sarà un
sunto della canzone politica italiana, che cova da un po di tempo e che vedrà la
partecipazione di numerosi ospiti. E un progetto difficile da realizzare ma credo
che riusciremo a condurlo in porto entro la fine del prossimo anno."
Mi spieghi meglio in cosa consiste la collaborazione con La Macina?
"E una formazione a nove elementi, in parte acustica, la loro, ed in parte
elettrica, la nostra, che rimescola brani della tradizione popolare marchigiana ed una
parte del nostro repertorio, una decina di pezzi, più legata al periodo folk. Per noi è
un grande onore perché per la prima volta un Canzoniere che è storico, ha più di
trentanni sulle spalle, ci ha invitati a collaborare a questo progetto. Si tratta di
rompere un po le barriere, i luoghi comuni e per le Marche, giusto per fare un
discorso "locale", può rappresentare un punto di partenza per nuove
collaborazioni, incrociare chitarre con fisarmoniche e cose del genere un po come
facemmo noi ai tempi di "le radici e le ali" circa dieci anni fa."
Mentre per lalbum di canzoni politiche, di cosa si tratterà? Di un album di
cover o di brani originali?
"Sempre materiale originale inteso come un territorio nel quale sincontrano
esperienze diverse come quelle di Stefano Giaccone e Assalti Frontali,
passando per Paolo Pietrangeli e la Marini. Noi cercheremo di fare da
mediazione perché queste diverse esperienze si incontrino e possa comunicare con i tempi
attuali."
Inevitabile di questi tempi parlare di politica. Cosa ne pensi dei fatti di Genova e
come hai vissuto quelle giornate?
"Io lho vissuto malissimo, andando in giro tutte le sere a suonare, incontrando
gente sera capito quello stava per succedere. Io pensavo che se un ragazzo fosse
andato per la prima volta da una manifestazione del genere e poi fosse finito in carcere
anche solo per qualche giorno, già questo avrebbe rappresentato una sconfitta per tutto
il movimento. Io penso che i vincitori di tutto questo caos sono stati i mass media, i
dittatori veri, quelli che hanno preparato per mesi questo spettacolo, la grande arena.
Mancava solo limperatore con il dito rivolto in giù. Non penso che sia stato un
momento di grande visibilità dopo anni di anonimato, ne un modo adatto per ottenerla.
Cè bisogno di un lavoro quotidiano sul territorio che coinvolga le tante facce del
movimento. Non ci si può incontrare per tre o quattro giorni allanno e stare
insieme, quando poi per tutto il resto dellanno non lo si è. Poi tra i beati
costruttori di pace e le tute bianche, senza arrivare ai black block, cè un abisso,
e solo la pratica quotidiana può portare allindividuazione dei punti di contatto
comune, nonché gli obiettivi politici che un movimento del genere ancora non ha.
Naturalmente questi sono discorsi di una persona di quarantacinque anni che da un lato
rivive un incubo che sperava di non rivivere e dallaltro vede una grandissima
speranza. Non vorrei che la grande paura derivata dai fatti di Genova la
spegnessero."
Pensi che i giovani hanno visualizzato un "nemico" e che questo sia diventato
un momento daggregazione?
"Penso che la visibilità data in questo momento al movimento sia una visibilità
molto "mediatica". Ripeto i veri dittatori sono i grandi mass media, quando
diventi visibile con la copertina dellEspresso, i contenuti scemano, non esistono
più perché hai accettato il compromesso di quella visibilità. E un gioco che si
è ripetuto sempre, il movimento dei senza terra, gli stessi zapatisti, hanno saputo
lavorare meglio nel rapporto con mass media del calibro della CNN e della BBC. In Italia
questo non cè stato, ciò significa che chi si è fatto portavoce del movimento ed
ha giocato con i mass media, non ha saputo giocare le sue carte. Un po come è
successo recentemente in Jugoslavia, se si fosse stati attenti a come i grandi giornali
tedeschi come hanno preparato quanto è poi successo nei balcani, avrebbe dovuto meditare
un po e comportarsi diversamente nel rapporto con i media."
Quindi gente come Agnoletto non era allaltezza della situazione?
"Conosco bene Agnoletto e non è che non lo riconosca come mediatore e portavoce, non
lo riconosce gran parte del movimento. Quindi quando si va ad un appuntamento del genere,
ognuno si assume le proprie responsabilità. E quando si riconosce un mediatore, un
portavoce bisogna poi seguirlo, almeno in quei giorni. Non dico Agnoletto, ma penso che
Rifondazione Comunista non sia stata capace di mediare tra le tantissime facce e realtà
che il movimento ha al proprio interno, o se lo ha fatto non lha fatto con "i
coglioni" come avrebbe dovuto."
Quindi imputi a Bertinotti una certa leggerezza?
"Penso che dal punto di vista politico non abbia capito ed in tempo, la realtà che
cè nel movimento, quale è limportanza enorme che riveste per la storia
dItalia, ma labbia visto come un momento di folklore metropolitano, di
commedia della politica, di scontro tra quattro ragazzini e quattro poliziotti. Mentre che
la situazione era cambiata lo si era capito non solo con lavvento del governo
attuale, ma già da prima dalle avvisaglie che cerano, per cui ci si doveva arrivare
in maniera diversa. Poi che la polizia sia cattiva, che il governo è cattivo lo sapevamo,
e loro hanno fatto delle prove di dittatura che poi attueranno in maniera seria in
futuro."
Ma non si può prescindere dalle migliaia di giovani che sono partiti da ogni parte
dItalia che volevano esserci e non certo per menare le mani.
"Sinceramente credevo che ci sarebbero stati molte più persone, perché negli anni
ne abbiamo incontrati tanti di questi nei nostri tour, è una realtà sempre presente in
Italia, non è che è cresciuta solo negli ultimi tempi. Cè molta più gente,
rimasta a casa, che potrebbe intervenire in maniera diversa, una realtà che è cresciuta
negli anni a scapito di una visibilità che non ha mai avuto."
Si dice che il rock è morto, e la sinistra?
"E in crisi, latitante. Se la sinistra sono i DS, sono letteralmente scomparsi,
spazzati via da un momento come questo, perché sono loro ad essere latitanti. La sinistra
rivive con delle tematiche nuove nelle mille facce del movimento, ed è riconoscibile.
Come dicemmo ai tempi lontani di "Barricada Rumble Beat", mi pare in una
intervista concessa a Rockerilla, tre sono le componenti della sinistra: il movimento dei
cristiani della teologia della liberazione, o perlomeno quelli scaturiti da esso, la
componente comunista e la sinistra eretica italiana. Io penso che la scommessa sia ancora
questa, anche se le tre componenti non si riconoscono in una linea politica comune. Ed il
movimento deve darsi unidea politica al più presto."
E tu pensi che questa testa politica sia individuabile oggi?
"Per ora no, perché i leader sono riconoscibili allinterno della propria area,
il proprio orticello, dignitoso ma non in grado di portarlo nel campo della politica
"alta". Tutto questo, ripeto, va riportato su di un piano quotidiano della
pratica politica, non a compartimenti stagni ma comune."
E questi temi i Gang li hanno tradotti in canzoni?
"No, le canzoni raccontano delle storie e sono queste che hanno bisogno di un mito
che le leghi insieme. Cè bisogno di una storia come quella dei fratelli Cervi, che
ne rappresenti tante, allora si potrà tradurre in canzone. LItalia, la sinistra
pecca di epica, si allontana dalla memoria e fa diventare retorica la propria epica.
Bisogna riaggregare chi sente il bisogno di una nuova epica."
Cè un messaggio che i Gang lanciano al proprio pubblico di questi tempi?
"Non abbiamo verità preconfezionate, lunica cosa che ci distingue, come dico
sempre alla fine dei concerti, che distingue questa sinistra del movimento, che io chiamo
la meraviglia, è il sorriso! Nessuno sa sorridere come questa sinistra che io speri
raccolga la legna, si faccia umile perché linverno sarà lungo e gelido, perché se
ci costringono a bussare nuovamente alle porte di quelli che hanno il riscaldamento, poi
ci toccherà fare le pulizie, lavare i piatti per poi essere cacciati fuori al freddo
nuovamente. Questo lo sbaglio grosso da non commettere, bisogna recuperare il senso della
durata come dice Luis Enrique, come grande cultura della sinistra europea, a noi non è
arrivato. Questo senso della durata deve essere trasmesso da una generazione
allaltra, non limmediatezza. E io penso che una generazione come quella
attuale, sia ancora lì a fare delle prove, non faccia la scelta definitiva come è
successo negli anni 70, per essere poi sconfitta. La mia è una generazione che ha
sempre perso e non vorrei che si ripetesse nuovamente quellerrore, sarebbe una noia
per tutti."
Eliseno Sposato
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