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                    di Massimo Priviero        

 

                 

PANE GIUSTIZIA E LIBERTA ‘ 

Quand’ero in studio a registrare il nuovo album ( si intitola “Dolce resistenza” ed è in uscita in questi giorni), avevo in mano questa canzone e il mio desiderio era quello di “dividerla” con chi, per comune sensibilità sia musicale che culturale, potesse in qualche modo “sentirla” come sua, potesse in qualche modo “viverla” come un pezzo della propria strada. E’ stato “naturale” chiamare Marino e Sandro ed è stato “naturale” che loro ci fossero, non solo per reciproca e antica stima  artistica e umana, ma per lo stesso amore ed interesse che abbiamo per certe storie d’Italia. Così, questa canzone che racconta di  Nuto Revelli e che si intitola “Pane, giustizia e libertà” chiude il mio ultimo album. Ospitando la voce e la chitarra dei due Gang.

Nuto Revelli non è stato solo uno scrittore che ho amato molto, ma anche un uomo che ha vissuto la sua vita in un modo che ho sempre ammirato. Fu giovane tenente degli alpini in Russia, capo partigiano di “Giustizia e Libertà”, splendido scrittore e raccoglitore instancabile, nelle sue opere, delle testimonianze di un mondo contadino che vedeva svanire giorno per giorno nel suo Piemonte. Questa ballata tocca alcune tappe della sua vita  e prova a raccontarne le successive scelte, toccando la  progressiva comprensione di quanto gli accadeva intorno, fino alla scelta fondamentale di “scrivere per non scordare”, lasciando delle tracce che fossero le più chiare possibili. L’inciso della canzone ruota intorno al concetto che una qualsiasi idea di giustizia e di libertà non può essere sganciata all’idea del pane, in senso storico ma anche senza un tempo definito, e che questa sia  l’unica e santa ragione di giusta guerra, quando votata alla necessità di sopravvivenza di un uomo e fusa col suo bisogno di libertà e giustizia. La canzone viaggia dentro un pezzo di storia d’Italia, ma credo che potrebbe essere “girata” dovunque e i Gang sono stati perfetti compagni di strada, fratelli e soldati senza fucile.       

Massimo Priviero           

 
 

     
       
       
       
       
       
                     
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www.priviero.com

   
                     

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